Il primo incontro residenziale tra viticoltori biodinamici presso la struttura aziendale di Andi Fausto ha avuto una sicura conseguenza: la necessità di preparare il secondo incontro per marzo 2011. Conviviale; trenta partecipanti nella libertà di scambiare impressioni circa le proprie esperienze e degustare i propri prodotti accogliendo i giudizi altrui. Piacevole l'atmosfera che si è creata in un susseguirsi di interventi tecnici, degustazioni e prelibatissimi piatti locali sapientemente preparati dalla famiglia Andi.
Abbiamo avuto modo anche di conoscere più a fondo la realtà sociale dell'azienda di Andi quando Fausto e la moglie Elisabetta ci hanno mostrato la consistenza del progetto-laboratorio "fuori dalla mischia", unico esempio italiano di attività sociale per un azienda agricola con certificazione etica.
I lavori tecnici si sono aperti in campagna con una dimostrazione pratica sulla distribuzione per la pasta per tronchi.
L'importanza di curare quei vigneti che dopo circa 25-30 anni di trattamenti continuano ad aver sulla propria "pelle" (il cambio) corteccie oramai intrise dei trattamenti di zolfo e rame ci sembrava il modo giusto per introdurre una serie di approfondimenti a nostro avviso oramai strettamente necessari per le aziende che praticano il metodo biodinamico di base con una certa professionalità.
Al ritorno in aula non abbiamo esitato ad introdurre subito un argomento molto scottante: quanto 500 dobbiamo distribuire nei nostri terreni? Ebbene a nostro avviso la quantità durante un ciclo annuale (quindi 5-6 distribuzioni) deve essere nel totale di 1 Kg per ettaro.
Citiamo a proposito un passo delle conferenze di Kobervitz: "In un simile letame sono contenute immense forze astrali ed eteriche che si possono adoperare diluendo in acqua comune, forse leggermente calda, il contenuto del corno dopo che ha passato l’inverno in quel modo; riguardo innanzitutto alla superficie corrispondente a quella fra la terza finestra e il corridio (circa 1200 metri quadrati), basta il contenuto di un corno diluito press’a poco in mezzo secchio d’acqua.." Rudolf Steiner – Kobervitz, 4° conferenza, 12 giugno 1924. Traducendo le parole di Steiner e riferendosi a quella che è la superficie da lui indicata dalla finestra si apprende che il contenuto di un corno medio circa, 120-150 grammi, viene utilizzato per 1200 metri circa.
Cioè a conti fatti 1-1,2 Kg per ettaro. Questa misura consente di poter effettivamente consolidare l'obiettivo di struttura biologica-glomerulare nel terreno praticando in consociazione la tecnica dei sovesci polifiti. Dopo anni di sperimentazione nelle aziende agricole di qualsiasi tipo e dimensione la certezza di questo dato ci sembrava matura per essere comunicata. I dosaggi precisi e scarsi (88 grammi!) non hanno un fondamento tale da giustificare una forte presa di posizione.
Possono nei casi più fortunati (suoli già buoni) comunque produrre un evidente effetto, ci mancherebbe.
L'innalzamento del dosaggio fino a 150-200 grammi/Ha di 500 (sia corno-letame che 500 preparato) consente in avviamento del metodo di poter cogliere in modo più rapido l'importante obiettivo sulla fertilità del suolo senza che questo porti a situazioni di vigoria. A tal proposito abbiamo chiarito come alcune aziende avevano riscontrato ed imputato un eccesso di vigore con l'uso del preparato 500. La risposta è stata anche in questo caso semplice ed esauriente: sarà causa della quantità di 500 distribuito oppure la vigoria può arrivare dopo venti anni di sovesci consecutivi o da concimazioni con sostanza organica (letame, cumulo) troppo elevate? Per noi vale la seconda ipotesi.
Solo la concimazione eccessiva e continuativa anche su terreni che hanno una buona struttura può portare alla vigoria. Il 500 lavora sull'humus il quale non conosce vigoria bensì equilibrio. La sostanza organica dei sovesci applicati per troppo tempo senza pause o delle letamazioni eccessive provoca squilibrio.
La sostanza organica è fonte di alimentazione diretta per la pianta, l’humus controlla la cessione dei nutrienti. Anche se distribuiamo il 500 non possiamo pretendere di veder trasformata la sostanza organica completamente in humus. E’ così che quell’eccesso che rimane nel terreno mette in mostra la vigoria. La distribuzione di sostanza organica andrebbe soppesata in relazione alla capacità di lavoro e trasformazione del 500. Empiricamente il risultato si coglie attraverso una attenta osservazione dello stato di vigoria-equilibrio del nostro vigneto.
Questa per noi è la semplice base di partenza: in due-tre anni di serio lavoro la struttura del terreno si migliora sempre e a partire da qualsiasi situazione. Poi la silice.
Per il secondo preparato, anche in questo caso, abbiamo sgombrato ogni dubbio circa la sua corretta utilizzazione.
La silice lavora in modo indiretto sulla pianta e lo fa attraverso la luce. Predispone una correta crescita in quanto il suo messaggio di luce una volta instillato nella pianta rimane anche in seguito.
La silice predispone non modifica. Sarebbe folle pensare che una distribuzione fatta in maturazione dell'uva possa provocare qualche effetto.
Dovrebbe in questo caso modificare già quello che esiste nel momento in cui gli acini non crescono più ma passanno ad una fase di cambiamento ed accumulo.
Un buon grappolo è figlio di un buon tralcio che se si è formato in modo robusto da anche uva di qualità.
La silice interviene nella fase della crescità della chioma: dal germogliamento fino alla sua completa formazione.
Quello che avviene dopo è solo conseguenza di questa prima fase. Noi abbiamo suggerito 3-4 ditribuzioni in questa fase che va da Aprile fino a fine Maggio inizio Giugno.
Inoltre è fondamentale distribuire la silice in momenti in cui i terreni hanno sufficienti riserve idriche.
E' constatato oramai che distribuzioni di silice a giugno-luglio o anche talvolta in inavaiatura non producono alcun effetto anzi possono causare stress alla pianta sopratutto nei momenti in cui i terreni non arrivano pioggie da 1-2 settimane.
Le degustazioni sono state numerose e interessanti. In particolar modo abbiamo potuto eseguire la degustazione orizzontale di tre cru di Cesanese del Piglio 2009, Az. Agr. La Visciola (Piglio – FR). Per una più esauriente spigazione della degustazione vi rimandiamo al sezione "RICERCA" del sito in cui troverete il lavoro completo.
Le altre degustazioni sono state istruttive al fine di individuare caratteristiche comuni in vini apparentemente molto lontani sia per origine sia per tipologia. Quello che è stato riscontrato dai partecipanti e la presenza costante nei vini di caratteristiche come la persistenza, la mineralità, il corpo del vino nel senso della sua pienezza e la complessità. Di seguito i campioni in degustazione che oramai applicano il metodo con noi da oltre 3 anni.
I Mandorli – Vigna alla sughera IGT 2008
I Mandorli – Vigna al mare IGT 2008
La Visciola – Cesanese del Piglio DOCG "Mozzatta" 2008
La Visciola – Passerina del Frusinate IGT 2008
Corte Sant’Alda – Valpolicella "Ca’ Fiu" DOC 2009
Corte Sant’Alda – Valpolicella Ripasso "Campi Magri" DOC 2006
Corte Sant’Alda – Valpolicella Amarone DOC 2006
Il Farneto – Rio Rocca "Berzmein" IGT 2008
Cerreto Libri – Chianti Rufina DOCG 2006
Andi Fausto – Barbera "Ascaro" DOC 2005
Andi Fausto – Barbera "Sottosera" DOC 2008
In più abbiamo anche assaggiato alcuni vini ospiti che hanno intrapreso il metodo biodinamico da poco o anche da più tempo.
Macchion de Lupi – CSensazioni" IGT 2006-2007
Guccione – "Trebbiano" Veruzza IGT 2007
Guccione – "Cataratto" Girgis IGT 2006
Guccione – "Nerello Mascalese" Gibril IGT 2008